Contatti armonici: forme alternative di incontro

Nome organizzazione: Fondazione casa di riposo Immacolata di Lourdes (Pescantina)
Ambito d'intervento: Assistenza socio-sanitaria
Beneficiari: Pazienti in stato vegetativo permanente
Obiettivo del progetto: Facilitare la riattivazione del sé corporeo mediante stimolazione multisensoriale
Cifra erogata: 6.000,00 euro

La stimolazione sensoriale per comunicare con pazienti in stato vegetativo

La Fondazione casa di riposo Immacolata di Lourdes è un ente accreditato dalla Regione che svolge attività di assistenza in favore di anziani non autosufficienti e pazienti in stato vegetativo. Il progetto "Contatti armonici: forme alternative di incontro" prevede delle sessioni settimanali di stimolazione sensoriale dei pazienti in stato vegetativo permanente da parte di un team di terapisti specializzati, con l'obiettivo di stabilire una relazione comunicativa.

Il paziente potrà così sperimentare nuovi modi di sentire il proprio corpo e l'ambiente circostante: l'utilizzo di campane tibetane, gong, flauto, tamburo, diapason e altri strumenti quali musica e voce coinvolgono i sensi della persona, come ad esempio l’udito e il tatto, senza tralasciare le sensazioni legate all'"io corporeo" e le emozioni.

Le sessioni, che potranno essere svolte all'interno del reparto da 6 posti letti per pazienti in stato vegetativo permanente, prevedono la stimolazione sonora tramite gong e campane tibetane che creano vibrazioni e musica rilassante, il contatto cerebrale ed emotivo attraverso canto, suono e voce, la riattivazione del sé corporeo mediante un’attività di psicomotricità studiata personalizzata a seconda della tipologia di paziente in esame.


Il futuro è garantito

Un intervento sonoro dedicato a pazienti in stato vegetativo attraverso il canto, "voce che culla": così Marta Maria Merzari, musicista, studentessa di musicoterapia e operatrice in musica sensoriale, definisce il proprio lavoro all'interno di questo progetto. Lasciamo proprio alla sua voce il racconto di uno specialissimo "contatto armonico": «Dal mese di Maggio 2018 dedico a Pazienti in stato vegetativo un contatto speciale, fatto di suoni: non con pretesa di curare ma di prendermi loro cura. Questo è l’obiettivo principale della terapia basata sui suoni: se i farmaci e le cure mediche mirano a cambiare, stabilizzare e migliorare lo stato di salute del paziente, la musica serve per entrare in comunicazione e cercare una risposta da chi in quel momento non può parlarci.

Dalla letteratura sulla Musicoterapia e sulle esperienze relative alla sua applicazione, si è potuto dedurre che anche in pazienti vegetativi o con un grado di coscienza minima le fibre uditive continuino a trasmettere suoni; qui fanno leva le comunicazioni sonore che, sollecitando questi canali, attivano una stimolazione cerebrale e sensoriale. Il CANTO, in primis, è una grande forma di contatto emozionale, “un’estensione non corporea dell’abbraccio, già sperimentato dalla Persona attraverso la voce materna che, attraverso le ninnenanne, ha prodotto un “cullamento vocale” consolatorio, protettivo”. Il percorso fino ad oggi svolto riguarda circa sei pazienti.

Ad ognuno di loro dedico del tempo personale, cantando e arpeggiando vicino al loro letto, stimolando con suoni e vibrazioni che rimandano al paziente percezioni vive, reali, legate anche al vissuto, con brani che preparo da informazioni ottenute dai familiari. Questo è molto importante poiché una persona in questa situazione ha una percezione di sé molto frammentaria e sfalsata. Spesso la percezione uditiva del soggetto è danneggiata dal trauma che ha subito e non elabora la musica come faceva prima, tuttavia in alcuni Pazienti è chiara e palese la reazione che la musica ottiene, riuscendo a raggiungerli anche nella forma di stimolazione sensoriale data dalla vibrazione dei suoni.

Tra le reazioni più toccanti (mi esprimo in questi termini, piuttosto emotivi, poiché spettano alle figure competenti il monitoraggio e la trascrizione oggettiva) riporto gli sguardi, le lacrime, gli sforzi di “vocalizzi” per richiamarmi quando esco dalla stanza, le ninna nanne cantate per tranquillizzare, fino allo straordinario labiale di S. che ha “cantato” il ritornello di una canzone a lei cara. Anche un altro gesto è stato inaspettato: alla richiesta della moglie e della figlia di E., presenti in stanza, di cantargli un brano di Vasco Rossi. Il paziente, che fino ad allora non aveva mai esternato reazioni alla Musica a lui dedicata, ha iniziato a tenere il tempo sollevando ritmicamente una mano. Questo episodio è rimasto un ricordo indelebile , un dono condiviso per la famiglia e una consolazione.»